Riconoscere la caratura dell’oro è uno dei primi passaggi da compiere prima di chiedere la valutazione di un gioiello. La caratura indica, nel linguaggio comune, la quantità di oro presente nella lega e incide direttamente sul valore attribuito all’oggetto.
Due gioielli dello stesso peso possono infatti contenere quantità molto diverse di oro. Un oggetto in oro 18 carati contiene indicativamente il 75% di oro, mentre uno in oro 9 carati ne contiene circa il 37,5%.
Il controllo può iniziare osservando i punzoni impressi sul gioiello, ma numeri, colore e aspetto esteriore non sono sufficienti per stabilire con certezza autenticità e composizione. Quando il marchio è assente, consumato o poco leggibile, è necessaria una verifica professionale.
Che cosa indica la caratura dell’oro
L’oro puro è un metallo relativamente tenero. Per realizzare gioielli più resistenti viene normalmente unito ad altri metalli, formando una lega.
La quantità di oro presente nella lega può essere indicata:
- in carati, utilizzando una scala teorica fino a 24;
- in millesimi, indicando quante parti di oro sono presenti su 1.000 parti di lega.
Quando si parla di oro 18 carati, per esempio, si intende una lega composta indicativamente da 18 parti di oro su 24. La stessa proporzione corrisponde a 750 parti di oro su 1.000, cioè al titolo 750.
La restante parte della lega può essere formata da metalli differenti, utilizzati per aumentare la resistenza, modificare la lavorabilità o ottenere particolari tonalità.
La caratura non indica:
- il peso complessivo del gioiello;
- il valore artistico dell’oggetto;
- l’epoca di fabbricazione;
- la qualità delle eventuali pietre;
- il prezzo che verrà pagato da un compro oro;
- l’autenticità automatica del punzone.
Differenza tra carati e millesimi
Nel linguaggio comune la purezza dell’oro viene spesso espressa in carati. Nella marchiatura italiana dei metalli preziosi il titolo viene invece indicato in millesimi.
La conversione teorica si può effettuare con questa formula:
Carati ÷ 24 × 1.000 = titolo approssimativo in millesimi
Per l’oro 18 carati:
18 ÷ 24 × 1.000 = 750 millesimi
Per convertire i millesimi in carati si può utilizzare la formula inversa:
Titolo in millesimi ÷ 1.000 × 24 = carati approssimativi
Per il titolo 585:
585 ÷ 1.000 × 24 = 14,04 carati
Il titolo 585 viene quindi comunemente associato all’oro 14 carati.
Tabella delle carature dell’oro più comuni
| Indicazione in carati | Titolo in millesimi | Percentuale indicativa di oro |
|---|---|---|
| 24 carati | 999 o superiore | Circa 99,9% |
| 22 carati | 916 o 917 | Circa 91,6% o 91,7% |
| 18 carati | 750 | 75% |
| 14 carati | 585 | 58,5% |
| 9 carati | 375 | 37,5% |
In Italia i titoli legali ordinari dell’oro sono espressi con le indicazioni 750, 585 e 375 millesimi. Su oggetti provenienti da altri Paesi, lingotti, monete o manufatti particolari possono essere presenti anche indicazioni differenti.
La semplice corrispondenza con uno dei numeri riportati nella tabella non garantisce che l’oggetto sia autentico. Il punzone deve essere valutato insieme alle caratteristiche del manufatto e, quando necessario, verificato con strumenti professionali.
Le differenze tra le principali leghe sono approfondite nella guida su oro 18, 22 e 24 carati.
Come leggere il punzone dell’oro
Il punzone del titolo è generalmente formato da un numero molto piccolo impresso sulla superficie del gioiello. Il numero indica la quantità nominale di oro presente nella lega, espressa in millesimi.
Le indicazioni più comuni sono:
- 750: oro 18 carati;
- 585: oro 14 carati;
- 375: oro 9 carati.
Il punzone può essere difficile da leggere a occhio nudo. Per osservarlo è possibile utilizzare una lente di ingrandimento e una fonte luminosa, senza graffiare o modificare l’oggetto.
Prima di interpretare una sigla bisogna controllare:
- che il numero sia completo;
- che non sia stato confuso con un codice di modello;
- che non faccia parte di una scritta più lunga;
- che sia inciso sulla parte effettivamente realizzata in metallo prezioso;
- che non si tratti di una marcatura relativa alla placcatura;
- che eventuali componenti separate abbiano la stessa composizione.
Un numero simile a 750, per esempio, potrebbe risultare poco leggibile a causa dell’usura. Non è prudente interpretarlo forzatamente quando una cifra è incompleta o deformata.
Che cos’è il marchio di identificazione italiano?
Sugli oggetti in metallo prezioso fabbricati e commercializzati secondo la disciplina italiana possono essere presenti due marcature distinte:
- il titolo del metallo prezioso;
- il marchio di identificazione del fabbricante o dell’importatore.
Il marchio di identificazione italiano contiene normalmente:
- una stella a cinque punte;
- un numero identificativo;
- la sigla della provincia di riferimento;
- un contorno poligonale.
Un’impronta ipotetica potrebbe quindi presentarsi come:
★ 123 XX
Il numero e la provincia non esprimono la caratura. Servono a ricondurre il marchio all’impresa assegnataria. La caratura è invece rappresentata dall’altra impronta numerica, come 750, 585 o 375.
Non bisogna confondere il marchio di identificazione con:
- il marchio commerciale del produttore;
- le iniziali dell’artigiano;
- un numero di serie;
- un codice interno;
- la firma stilistica del gioiello;
- il titolo della lega.
La presenza del solo nome o simbolo commerciale non permette di determinare la quantità di oro contenuta nell’oggetto.
Dove si trova il punzone sui gioielli?
La posizione del punzone dipende dalla forma e dalla struttura del gioiello. Solitamente viene scelto un punto poco visibile ma accessibile.
Anelli
Negli anelli il punzone si trova spesso sulla parte interna del gambo. Nei modelli molto sottili può essere estremamente piccolo o parzialmente cancellato dall’usura.
Collane e catenine
Nelle collane può trovarsi:
- sulla chiusura;
- su una piccola targhetta vicino alla chiusura;
- sull’anello terminale;
- su una placchetta collegata alla catena.
La sola chiusura non rappresenta necessariamente l’intera collana. In oggetti riparati o modificati, alcuni componenti potrebbero avere composizioni differenti.
Bracciali
Il marchio può essere collocato sulla chiusura, all’interno di una placchetta o su una parte terminale della catena.
Orecchini
Negli orecchini il punzone può trovarsi sul perno, sulla parte posteriore, sulla struttura principale o sulla chiusura.
La farfallina di chiusura può essere stata sostituita e non deve essere considerata automaticamente rappresentativa dell’intero orecchino.
Ciondoli
Nei ciondoli il punzone può essere inciso sul retro, sul bordo oppure sull’anello che consente il passaggio della catena.
Spille
Nelle spille può trovarsi sul retro della struttura o vicino al meccanismo di chiusura. Il perno e la molla possono essere realizzati con un metallo differente per ragioni tecniche.
Orologi
Negli orologi le marcature possono trovarsi all’interno o all’esterno della cassa. Cinturino, fondello, movimento, corona, vetro e meccanismi interni possono avere composizioni diverse.
Un’indicazione riferita alla cassa non significa quindi che l’intero orologio sia realizzato in oro della stessa caratura.
Sigle straniere e indicazioni in carati
Sugli oggetti provenienti dall’estero la purezza può essere indicata con sigle e formati differenti da quelli comunemente utilizzati in Italia.
Si possono incontrare, per esempio:
- 18K o 18KT;
- 14K o 14KT;
- 9K o 9KT;
- 22K;
- 24K;
- 916 o 917;
- 999 o 999.9.
La lettera K viene comunemente utilizzata per indicare i carati dell’oro. Il significato della marcatura deve però essere valutato tenendo conto del Paese di provenienza, della normativa applicabile e delle altre impronte presenti.
Possono inoltre comparire simboli, lettere, forme geometriche o marchi di responsabilità differenti da quelli italiani.
Un marchio straniero non è necessariamente irregolare o meno attendibile, ma potrebbe richiedere una corretta interpretazione. Non bisogna attribuire automaticamente a una sigla estera lo stesso significato di un punzone italiano apparentemente simile.
Se il gioiello non ha il punzone significa che non è oro?
L’assenza di un punzone visibile non dimostra automaticamente che l’oggetto non sia d’oro.
Il marchio potrebbe:
- essersi consumato nel tempo;
- essere nascosto in una parte poco accessibile;
- essere stato eliminato durante una riparazione;
- trovarsi su un componente sostituito;
- essere troppo piccolo per essere letto senza ingrandimento;
- non essere stato previsto in relazione alla provenienza, all’epoca o alla tipologia dell’oggetto;
- essere presente in una forma non immediatamente riconoscibile.
Allo stesso modo, la presenza di un numero non prova da sola che l’oggetto sia realmente composto dalla lega dichiarata. Un punzone può essere interpretato male, risultare non autentico oppure riferirsi soltanto a una parte del manufatto.
Quando il marchio manca o appare dubbio, la caratura deve essere accertata mediante una verifica professionale.
Si può riconoscere la caratura dell’oro dal colore?
Il colore non permette di determinare in modo affidabile la caratura.
L’oro può assumere tonalità differenti in base ai metalli presenti nella lega. Esistono comunemente gioielli descritti come:
- oro giallo;
- oro bianco;
- oro rosa;
- oro rosso.
Due oggetti della stessa caratura possono avere colori diversi, mentre due oggetti con carature differenti possono apparire molto simili.
Inoltre, il colore superficiale può essere modificato da:
- rivestimenti;
- placcature;
- trattamenti superficiali;
- ossidazione degli altri metalli presenti;
- sporco e residui;
- usura;
- riparazioni precedenti.
Un oggetto molto giallo non è necessariamente oro puro. Allo stesso modo, un gioiello bianco può essere realizzato con una lega d’oro oppure con un materiale differente.
Il test della calamita riconosce l’oro?
Il cosiddetto test della calamita può fornire soltanto un’indicazione molto limitata e non determina la caratura.
Se un oggetto viene attratto fortemente da una calamita, è possibile che contenga componenti ferromagnetiche. Tuttavia, una risposta magnetica può dipendere anche da molle, chiusure, perni o meccanismi interni realizzati con materiali differenti.
Se invece l’oggetto non viene attratto, non è possibile concludere che sia oro. Molti metalli e leghe non preziose non reagiscono in modo evidente a una calamita.
Il test non permette quindi di stabilire:
- se l’oggetto sia autentico;
- se sia oro massiccio o placcato;
- quale sia la caratura;
- quanta parte del peso sia costituita da oro;
- se tutte le componenti abbiano la stessa composizione.
Non bisogna utilizzare calamite molto potenti vicino a orologi, dispositivi o oggetti delicati che potrebbero risentire del campo magnetico.
Come distinguere l’oro massiccio da un oggetto placcato?
Un oggetto placcato presenta uno strato superficiale di metallo prezioso applicato su un materiale sottostante. L’aspetto può essere simile a quello dell’oro massiccio, ma la quantità effettiva di oro è molto diversa.
Alcune sigle possono indicare rivestimenti, laminature o particolari tecniche produttive. Il loro significato varia in base al Paese e al sistema di marchiatura utilizzato.
È opportuno prestare attenzione quando:
- la superficie dorata appare consumata in alcuni punti;
- sotto i graffi emerge un colore differente;
- la marcatura contiene lettere oltre al numero;
- il peso appare insolito rispetto alle dimensioni;
- alcune parti hanno colori differenti;
- il venditore originario aveva descritto l’oggetto come dorato, rivestito o placcato;
- manca un titolo chiaramente interpretabile.
Nessuno di questi elementi permette da solo di formulare una diagnosi certa. Anche un gioiello autentico può mostrare differenze di colore dovute a saldature, riparazioni o componenti realizzate con leghe diverse.
È preferibile non graffiare, limare o tagliare autonomamente l’oggetto nel tentativo di osservare il materiale sottostante.
Come viene verificata professionalmente la caratura?
Quando il punzone non è sufficiente, un operatore o un laboratorio qualificato può utilizzare metodi specifici per analizzare la lega.
La procedura può variare in base:
- alla forma dell’oggetto;
- alle dimensioni;
- alla presenza di pietre o componenti delicate;
- al livello di precisione richiesto;
- alla necessità di evitare danni;
- agli strumenti disponibili.
Alcuni controlli possono riguardare soltanto la superficie, mentre altri richiedono il prelievo o l’alterazione di una piccola parte del materiale. È quindi importante chiedere in anticipo:
- quale metodo verrà utilizzato;
- se il test può lasciare segni;
- se l’oggetto deve essere smontato;
- se pietre e perle devono essere rimosse;
- quale parte dell’oggetto verrà analizzata;
- quanto è affidabile il risultato per quel tipo di manufatto.
Nei gioielli composti, placcati o realizzati con più leghe, un controllo esclusivamente superficiale potrebbe non descrivere l’intera struttura dell’oggetto.
La verifica effettuata dal compro oro deve essere spiegata prima della valutazione. La procedura complessiva è descritta nella guida su come funziona un compro oro, dalla valutazione al pagamento.
I test casalinghi con acidi sono consigliabili?
L’utilizzo domestico di acidi o reagenti non è consigliabile. Queste sostanze possono essere pericolose, provocare lesioni, danneggiare superfici e lasciare segni permanenti sul gioiello.
Un risultato interpretato senza esperienza può inoltre essere influenzato da:
- quantità errata di reagente;
- superficie sporca o trattata;
- placcatura;
- lega non omogenea;
- contatto con una parte saldata;
- reagente deteriorato;
- osservazione non corretta della reazione.
Il rischio è danneggiare l’oggetto senza ottenere una risposta attendibile. La verifica dovrebbe essere affidata a soggetti dotati di competenze, strumenti e procedure adeguate.
La caratura è uguale in tutte le parti del gioiello?
Non sempre tutte le parti di un oggetto hanno la stessa composizione.
Possono essere realizzati con materiali differenti:
- molle delle chiusure;
- perni;
- viti;
- saldature;
- meccanismi interni;
- rinforzi;
- parti sostituite durante una riparazione;
- elementi ornamentali;
- componenti mobili.
In un gioiello riparato, la chiusura potrebbe non essere quella originale. In un paio di orecchini, le farfalline potrebbero essere state sostituite. In un orologio, la cassa potrebbe essere d’oro mentre il movimento e altri elementi sono realizzati con materiali diversi.
Per questo motivo non è corretto estendere automaticamente il punzone di un singolo componente a tutto l’oggetto.
Monete e medaglie
Monete e medaglie possono presentare titoli, marchi e caratteristiche differenti rispetto ai comuni gioielli. Il loro valore potrebbe dipendere non soltanto dalla quantità di metallo, ma anche da autenticità, rarità, conservazione e interesse collezionistico.
Non è opportuno graffiare, limare o sottoporre a test invasivi una moneta potenzialmente collezionabile, perché eventuali danni possono comprometterne le caratteristiche.
Lingotti
I lingotti possono riportare indicazioni relative a titolo, peso, produttore e numero identificativo. La marcatura deve essere valutata insieme all’integrità dell’oggetto e all’eventuale documentazione disponibile.
La presenza di un’incisione apparentemente corretta non sostituisce una verifica dell’autenticità quando vi siano dubbi sulla provenienza.
Come incide la caratura sulla valutazione?
A parità di peso netto, una caratura più elevata corrisponde generalmente a una maggiore quantità di oro fino.
Per esempio:
- 10 grammi di oro 18 carati contengono teoricamente circa 7,5 grammi di oro;
- 10 grammi di oro 14 carati contengono teoricamente circa 5,85 grammi di oro;
- 10 grammi di oro 9 carati contengono teoricamente circa 3,75 grammi di oro.
Il calcolo teorico della quantità di oro fino può essere espresso così:
Peso netto × titolo in millesimi ÷ 1.000
Per 12 grammi di oro 750:
12 × 750 ÷ 1.000 = 9 grammi teorici di oro fino
La quantità teorica non coincide automaticamente con l’importo pagato da un compro oro. Per ottenere la proposta concreta bisogna conoscere il prezzo al grammo applicato dall’operatore alla specifica caratura.
Per approfondire sono disponibili le guide su come calcolare il valore dell’oro usato e su quanto paga un compro oro al grammo.
Che cosa controllare prima di portare l’oro al compro oro
Prima di richiedere una valutazione è utile esaminare gli oggetti senza effettuare interventi invasivi.
- Dividere anelli, collane, bracciali, orecchini, monete e altri oggetti.
- Separare i gioielli con pietre o perle.
- Cercare il punzone con una lente e una luce adeguata.
- Annotare esattamente ogni numero o sigla.
- Non interpretare le cifre incomplete come certe.
- Raggruppare provvisoriamente gli oggetti con lo stesso titolo.
- Pesare separatamente ogni gruppo.
- Conservare eventuali certificati, ricevute o documenti.
- Segnalare all’operatore riparazioni e componenti sostituite.
- Chiedere come verrà verificata la lega.
Durante la valutazione è opportuno controllare che gli oggetti con punzoni differenti vengano pesati separatamente.
È utile chiedere all’operatore:
- quale caratura è stata riconosciuta;
- se il risultato coincide con il punzone;
- quale metodo di verifica è stato utilizzato;
- se alcune parti sono state escluse;
- quale peso netto viene valorizzato;
- quale prezzo al grammo viene applicato;
- se il test ha modificato l’oggetto.
Per scegliere l’attività a cui rivolgersi è possibile consultare la guida su come scegliere il miglior compro oro.
Che cosa fare se il compro oro attribuisce una caratura inferiore?
Può accadere che la caratura riconosciuta dall’operatore non coincida con quella che il cliente ritiene indicata dal punzone.
Prima di accettare la proposta è opportuno chiedere:
- quale sigla sia stata letta;
- se il punzone sia considerato autentico e pertinente;
- quale test sia stato eseguito;
- su quale parte dell’oggetto sia stato effettuato;
- se siano presenti saldature o componenti differenti;
- se sia possibile ripetere o approfondire il controllo;
- se la verifica abbia lasciato segni.
Il cliente non è tenuto ad accettare immediatamente la valutazione. Quando la differenza è rilevante o il procedimento non è chiaro, può ritirare gli oggetti e richiedere una seconda valutazione.
Comportamenti poco trasparenti e precauzioni utili sono descritti nella guida su come evitare truffe e valutazioni scorrette nei compro oro.
Gli errori più comuni nel riconoscere la caratura
Interpretare autonomamente la caratura può essere utile per una prima selezione, ma alcuni errori possono portare a conclusioni sbagliate.
- Considerare autentico qualsiasi oggetto che riporti il numero 750.
- Confondere il marchio dell’impresa con il titolo dell’oro.
- Attribuire all’intero gioiello il punzone presente sulla sola chiusura.
- Ritenere che l’oro più giallo abbia sempre una caratura superiore.
- Considerare affidabile il solo test della calamita.
- Confondere un oggetto placcato con oro massiccio.
- Interpretare una sigla straniera senza conoscerne il contesto.
- Leggere come 750 un marchio consumato o incompleto.
- Ignorare saldature, molle e componenti sostituite.
- Effettuare test con acidi senza competenze adeguate.
- Graffiare monete o gioielli potenzialmente particolari.
- Calcolare il valore sul peso lordo senza escludere pietre e parti estranee.
- Confondere la caratura dell’oro con il peso in carati delle gemme.
Una verifica pratica prima della valutazione
Per riconoscere preliminarmente la caratura è possibile seguire questa lista di controllo:
- Ho individuato il punzone numerico?
- Il punzone è completo e chiaramente leggibile?
- Ho distinto il titolo dal marchio del produttore?
- Ho controllato più parti dell’oggetto?
- La chiusura potrebbe essere stata sostituita?
- Sono presenti pietre, perle o materiali differenti?
- L’oggetto presenta zone consumate o di colore diverso?
- La marcatura potrebbe indicare una placcatura?
- Ho evitato test invasivi o potenzialmente pericolosi?
- Farò verificare professionalmente gli oggetti dubbi?
Il punzone rappresenta un’indicazione importante, ma deve essere interpretato correttamente. Colore, peso, magnetismo e aspetto esteriore non permettono da soli di stabilire la composizione dell’oggetto.
Prima della vendita è quindi prudente assistere alla verifica, chiedere quale caratura sia stata riconosciuta e far pesare separatamente gli oggetti con titoli differenti. Quando il risultato è dubbio o non viene spiegato chiaramente, è possibile chiedere una seconda valutazione senza accettare immediatamente la proposta.
Altri chiarimenti pratici sono disponibili nelle domande frequenti su oro e compro oro.
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